O noi, o … i barbari

Articolo pubblicato nella newsletter di Trading Magazine Italia del giorno 23/07/2023. Lo riporto integralmente perché penso che la sua diffusione possa contribuire ad aumentare la consapevolezza sulla iniqua distribuzione della ricchezza, di come funziona la nostra presunta democrazia, del potere delle banche centrali. Buona lettura.

A Roma, è stato aperto alle visite del pubblico il muro sotto il quale fu ucciso Giulio Cesare.

Gli studiosi non hanno dubbi: i riscontri sono numerosi, quella fu l’area dove i congiurati assassinarono uno dei più grandi condottieri della storia.

Cesare portò il territorio della Res Publica romana, o di quanto ne era rimasto visto che dal 44 a.c. fu nominato Dittatore Perpetuo, fino alle coste dell’Oceano Atlantico, alla Britannia, alla Germania, alla Spagna, alla Grecia, all’Egitto.

Dal punto di vista politico, in virtù dei pieni poteri assunti a seguito di una sanguinosa guerra civile, riformò la società romana in modo profondo.

L’eccesso di potere che aveva accumulato fu, probabilmente, ciò che mosse i suoi assassini.

Con lui la potenza di Roma, da grande che era, diventò enorme.

Giulio Cesare segnò un punto di passaggio molto importante, di cui, nella Cultura contemporanea, dovremmo tenere evidenza: la Repubblica lasciava il posto all’Impero.

Il suo pronipote, infatti, Augusto, fu il primo Imperatore.

L’Impero si sovrapponeva di fatto e definitivamente alla struttura repubblicana, che, a sua volta, era nata sopra le ceneri della vecchia struttura monarchica, con la quale Roma era stata fondata.

La società romana pre-imperiale aveva assunto una dimensione capitalista gigantesca.

Uno dei principali finanziatori di Giulio Cesare era stato Crasso, incapace politicamente, ma con un formidabile senso degli affari, anche completamente privo di scrupoli, che gli aveva fatto accumulare incredibili ricchezze.

Era cresciuta una classe borghese e aristocratica che deteneva un potere economico sempre più grande.

Se è vero che le piccole attività economiche fiorivano, i grandi ricchi divenivano, anche con modi di dubbia legittimità se non con la prepotenza, sempre più ricchi.

Il primordiale capitalismo della Roma antica incontrava il suo primo grande ostacolo: la iniqua distribuzione della ricchezza.

Questo portò nell’immediato una conseguenza dal punto di vista politico.

L’impero cancellava la Repubblica perché la distribuzione anomala della ricchezza richiedeva una autorità centrale più forte ed autoritaria.

L’iniquità nella distribuzione della ricchezza porta infatti con sé un problema di fondo: è clamorosamente e scandalosamente visibile.

Il controllo centrale da parte di una autorità sempre più forte è l’antidoto contro la potenzialità di reazioni di ribellione al fenomeno o di disordini. Tutti ricordiamo, dai libri di scuola, la rivolta della plebe.

Nel nuovo millennio, dopo la crisi delle dot.com, che avevano illuso molti di una facile ricchezza finanziaria che poteva essere accumulata in poco tempo, l’accelerazione del controllo sui cittadini nella società contemporanea è divenuto sempre più forte.

Gradualmente, sono stati creati “poteri imperiali” sempre più manifesti ed invasivi.

Gli stati si sono convinti di poter guardare nelle tasche dei cittadini a proprio piacimento, rivendicando un potere assoluto su di loro, in nome di una “presunta equità”, che è, in realtà, una forma di controllo volta a non fare esplodere fenomeni di ribellione di massa contro la iniqua distribuzione della ricchezza.

Il potere del “lo vuole l’Europa” è divenuto una forma suggestiva di autorità imperiale auto-imposta, ed anche estremamente comoda per i poteri locali nazionali.

Poteri nazionali che hanno creato le Authority: un modo fantastico per imporre controllo e costrizione, creando una figura “terza”, in realtà vergognosamente asservita alla funzionalità di compressione delle libertà dei cittadini.

Ricordiamoci che l’authority italiana per le comunicazioni privò per 40 giorni sessanta milioni di italiani dell’uso di ChatGpt, figura demoniaca che intendeva niente meno che fornire uno strumento di libertà dove non era necessaria la ridicola “espressione del consenso” (strumento per ricordare ai cittadini che il loro consenso conta nulla e che c’è una authority capace, con la scusa del consenso, di vietare strumenti di libertà: te lo faccio usare solo “se dai il consenso”, quello che IMPONGO io come authority e di cui tu non sentivi per niente la necessità, dal momento che usandolo esprimevi già il tuo consenso…. sottile, no?).

Il potere delle banche centrali, in parallelo a quello degli stati sui cittadini, ha preso completo ed imperiale possesso dei mercati, vale a dire del luogo che dovrebbe rappresentare il tempio della libertà economica.

Come la Res Publica romana, gli stati democratici, a fronte di un problema gigantesco ed irrisolto durante millenni di storia dell’uomo, vale a dire la distribuzione anomala della ricchezza, hanno dovuto far fronte, in qualche modo. E hanno creato alcuni poteri imperiali.

Certo, i tempi sono cambiati.

L’imperatore di oggi non decide della vita o della morte dei singoli cittadini. L’imperatore di oggi ha poteri più distribuiti, è costituito da strutture organizzate in modo esteso.

La democrazia rimane peraltro, almeno in apparenza, democrazia, anche quando deve ricorrere ai sistemi imperiali per auto proteggersi e sopravvivere: e non dimentichiamo che siamo nella parte più fortunata del mondo, dove possiamo perfino scrivere cose scomode per qualcuno, come quelle che sto scrivendo, e nessuno può perseguirci per questo.

L’Impero romano un giorno tramontò.

Una delle cause, fra le altre, fu che la anomala distribuzione della ricchezza aveva creato un fenomeno perverso.

Ci si chiede ancora oggi come sia stato possibile che un gruppo di barbari, male armati e male organizzati abbiano potuto avere la meglio sulla macchina da guerra più potente dell’epoca, cioè la legione romana.

Indagando un po’ la storia, scopri che i soldati romani dovevano pagarsi l’attrezzatura da guerra, a partire dall’armatura e dalle armi.

Il loro stipendio, che in epoca augustea, era pagato in monete con alto contenuto di oro e argento, nel corso dei decenni e dei secoli divenne sempre più misero.

Fino al punto che i soldi per comprarsi l’armatura da guerra scarseggiavano sempre più. La legione romana finì con l’essere peggio armata dei barbari.

L’impero cadde, vittima del suo problema irrisolto. Vittima della anomala distribuzione della ricchezza e dei barbari.

Cadrà, un giorno, un altro impero, quello dei giorni nostri, vittima delle medesime cause?

Le democrazie hanno molta forza. La forza di rinnovarsi.

I barbari no.

Un giorno risolveremo il problema di fondo del capitalismo: l’abnorme distribuzione della ricchezza.

Se punteremo a risolvere il problema concreto che abbiamo, avremo una speranza altrettanto concreta.

Se lo risolveremo, avremo meno bisogno di qualche struttura imperiale, che le democrazie hanno posto sopra di esse per sopravvivere.

Chissà, un giorno ce la faremo. Del resto, o noi o … i barbari.

Avatar di SconosciutoInformazioni TradingProfittevole
Mi chiamo Luca Novello. Mi sono laureato in Economia Aziendale nel 2001 all’università Ca’ Foscari di Venezia. Studio i Mercati Finanziari dal 1998 e dall’anno successivo ho iniziato ad effettuare le prime operazioni in Borsa sulle azioni del mercato italiano. Terminata l’università, ho maturato un’esperienza professionale come Controller, continuando parallelamente gli studi in ambito finanziario. Ho frequentato corsi di formazione e lavorato assieme con alcuni noti trader italiani e americani, acquisendo una buona conoscenza in molti ambiti necessari al trading. In particolare, ho appreso l’analisi tecnica, il money e risk management, le caratteristiche e il funzionamento dei vari strumenti finanziari, dei mercati in cui essi sono negoziati e dei meccanismi (a volte chiamati segreti) sottostanti. Ho sempre coltivato il sogno di diventare un trader di professione, affascinato dalle opportunità che questo lavoro può offrire. Il passo decisivo l’ho compiuto nel 2006, quando, dopo anni di trading part time, sono diventato un trader full time. Attualmente lavoro utilizzando sia Expert Advisor per trading automatico che approcci di tipo discrezionale (entrambi di mia ideazione); tra gli strumenti finanziari, prediligo le valute (Forex), i futures (EUREX e CME) e, in minor misura, le azioni. Nel 2009 ho deciso di creare il sito TradingProfittevole. Tramite questo sito offro alcuni servizi, principalmente di formazione, che consentono ad un trader, o aspirante tale, un notevole risparmio di tempo nel raggiungimento dei propri obiettivi. Uno dei problemi più grandi che riscontro in questo lavoro è, infatti, la moltitudine di informazioni e conoscenze divulgate, spesso di scarsa qualità, e comunque difficilmente coordinabili e applicabili per la creazione di un piano di trading efficace. Il mio obiettivo è quindi di aiutare i traders a realizzare profitti costanti dall’attività nei mercati finanziari al fine di ottenere una crescita reale del proprio capitale. Per raggiungere questo scopo fornisco alcuni strumenti, conoscenze, chiavi di lettura che consentono di eliminare gli errori di fondo in modo da garantirsi un vantaggio competitivo nel mercato. Non esiste un metodo perfetto e non esiste un approccio univoco ai mercati. Il mio approccio è di tipo tecnico: studio pertanto i grafici piuttosto che i bilanci delle aziende o i dati macroeconomici. Tuttavia, se penso all’analisi tecnica tradizionale, la domanda che mi pongo è: com’è possibile guadagnare col trading prendendo decisioni basate sui grafici e osservare solo il prezzo che questi ci mostrano? Un grafico di borsa ha tre componenti: prezzo (asse verticale), tempo (asse orizzontale) e volumi (diciamo… la terza dimensione) Partendo da qui, l’approccio utilizzato non si limita allo studio della pura e semplice azione del prezzo (price action), ritenuta ormai insufficiente a garantire un vantaggio rispetto all’operatività degli investitori professionisti (fondi di investimento, banche d’affari, ecc.); è necessario combattere ad armi pari e pertanto ritengo di fondamentale importanza integrare la price action con lo studio del tempo (analisi ciclica) e dei volumi (flussi di liquidità).

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.